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DOMANDA

RISPOSTA

In quali casi si ha diritto alla pensione di vecchiaia?

Il diritto alle prestazioni pensionistiche è subordinato alle condizioni che, in via generale, sono: il verificarsi dell’evento protetto (per esempio il compimento di una determinata età) e il possesso da parte dell’assicurato di determinati requisiti contributivi e assicurativi.

La pensione di vecchiaia spetta qualora ricorrano contemporaneamente le seguenti condizioni:

  1. raggiungimento dell’età pensionabile;
  2. maturazione di determinati requisiti contributivi;
  3. cessazione del rapporto di lavoro dipendente;
A quale età si acquista la pensione di vecchiaia? A 65 anni d' età
È possibile acquistare la pensione di vecchiaia prima di tale termine?

La legge prevede in alcuni casi la riduzione dei requisiti di età per l’accesso al pensionamento in presenza di situazioni soggettive particolari:

  1. per chi svolge attività usuranti, per il quale è prevista l’anticipazione dei limiti di età di due mesi per ogni anno di occupazione, fino ad un massimo di sessanta mesi complessivamente considerati;
  2. per gli invalidi con grado di infermità pari o superiore all'80%, per i quali continuano ad applicare i vecchi limiti di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini;
  3. per i non vedenti in condizioni di cecità assoluta o con residuo visivo non superiore ad un decimo in entrambi gli occhi, per i quali l'età è fissata a 50 anni se donne e 55 se uomini, in presenza di almeno 10 anni di contribuzione.
Per accedere alla pensione di vecchiaia si devono versare un minimo di contributi?

Il diritto alla pensione di vecchiaia è riconosciuto quando il lavoratore possa far valere almeno 20 anni di contribuzione. Al fine di tutelare posizioni precedenti al 1993 (anno da cui è iniziato l’innalzamento del limite di età), è stabilito che si continuino ad applicare i precedenti requisiti (15 anni) per alcuni soggetti.

Da quando decorre la pensione di vecchiaia?

La pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo al compimento dell'età pensionabile. Su richiesta dell'interessato la pensione di vecchiaia può decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale è stata presentata la domanda, sempre che tale decorrenza sa stata indicata al momento della presentazione della domanda stessa.

In quali casi si ha diritto alla pensione di anzianità?

I lavoratori dipendenti hanno diritto alla pensione di anzianità quando possano far valere, in alternativa:

  1. il requisito minimo di anzianità contributiva di 35 anni congiuntamente al compimento del 57° anno di età (requisito da raggiungere gradualmente per alcune categorie, come gli operai i cosiddetti precoci e i dipendenti pubblici), oppure,
  2. una determinata anzianità contributiva (gradualmente elevata fino a 40 anni), indipendentemente dall’età anagrafica.

In entrambi i casi è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro subordinato.

In quali casi si ha diritto alla pensione per i superstiti?

Il diritto alla pensione in favore dei superstiti sorge in caso di morte del pensionato oppure del lavoratore in attività, a condizione che quest’ultimo, al momento del decesso, possa far valere almeno 15 anni di contribuzione, ovvero 5 anni, di cui almeno 3 versata nei quinquenni precedente la data del decesso.

La pensione a favore dei superstiti si distingue in:

  1. pensione di reversibilità, che viene liquidata in seguito alla morte del pensionato;
  2. pensione indiretta, che viene liquidata in seguito alla morte dell’assicurato non titolare di pensione.
  Chi sono gli aventi diritto alla pensione per i superstiti?

I superstiti aventi diritto alla pensione si possono classificare in due grandi gruppi:

  1. il coniuge e i figli;
  2. i genitori, fratelli celibi e le sorelle nubili.

La vedova o il vedovo hanno sempre diritto alla pensione, a volte anche in presenza di divorzio.

Vi può essere cumulo tra reddito e pensione di superstiti?

Il cumulo tra reddito e pensione di superstiti (di reversibilità o indiretta) è consentito con determinati limiti.
Se è sino a tre volte il minimo Inps, che nel 2003 è di 15.682,68 Euro, si ha diritto al 100% della pensione di reversibilità.

Se è superiore a 3 volte il minimo quindi da 15.6868 Euro a 20.910,24 Euro si ha diritto al 75% (- 25%) della pensione di reversibilità.

Se è superiore a 4 volte il minimo e cioè da 20.910,24 Euro a 26.137,80 Euro si ha diritto al 60% (- 40%). Se è superiore a 5 volte il minimo, quindi oltre 26.137,80 Euro, si ha diritto solo al 50% della pensione di reversibilità.

Qual è la legge che prevede il nuovo assegno per i secondi figli e cosa stabilisce?

L'assegno pari ad euro 1.000, di cui all' articolo 21 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito in legge ( l. 24 novembre 2003 n. 326, pubblicata sulla G.U. n.274 del 25.11.2003 - S.O. n. 181), è concesso per ogni figlio nato dal 1° dicembre 2003 al 31 dicembre 2004, che sia secondo od ulteriore per ordine di nascita. Lo stesso assegno è concesso per ogni figlio adottato nel medesimo periodo. In caso di parto gemellare o plurigemellare, l'assegno è concesso per ogni figlio secondo od ulteriore.

Ai fini dell'ottenimento dell'assegno la madre del bambino deve:

  1. essere cittadina italiana o comunitaria;
  2. essere residente in Italia al momento del parto del bambino ovvero al momento dell'adozione.

Il Comune di residenza della madre, all'atto dell'iscrizione anagrafica del nuovo nato o adottato, provvede a verificare il possesso dei suddetti requisiti e a trasmettere le necessarie informazioni all'INPS ai fini dell'erogazione dell'assegno. Per l'erogazione dell'assegno per il secondo figlio (aggiornamento del 23 marzo 2004).

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